Terzo sesso
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Il concetto di Terzo sesso (Drittes Geschlecht), definito anche Uranismo, è stato coniato dal militante omosessuale Karl Heinrich Ulrichs, che era convinto del fatto che l'omosessualità fosse una variante della sessualità umana consistente in una posizione intermedia fra il primo polo costituito dal sesso femminile e il secondo polo costituito dal sesso maschile. Quello omosessuale, a suo dire, era un vero e proprio terzo polo, il "terzo sesso", appunto, che la scienza non era ancora stata capace di riconoscere come tale.

Nel suo opuscolo Inclusa Ulrichs specificò il concetto con la definizione latina "Anima muliebris corpore virili inclusa", "Un'anima femminile imprigionata in un corpo maschile". Com'è facile notare, questa frase descrive meglio la condizione soggettiva della persona transessuale, ma poiché i concetti di omosessualità e transessualismo non furono separati fino al 1949, l'incongruenza passò inosservata.

La teoria di Ulrichs ebbe un certo successo fra gli scienziati, anche se probabilmente solo per il fatto che i tempi erano maturi per cercare una spiegazione di tipo biologico, "scientifica", relativa alle cause dell'omosessualità. La ricerca di una spiegazione che togliesse l'omosessualità dal campo della morale per portarlo in quello della scienza accomunava Ulrichs e gli scienziati del XIX secolo.

Tuttavia, mentre lo scopo di Ulrichs era utilizzare la scienza per liberare l'omosessualità dalle condanne morali (e giuridiche), lo scopo degli scienziati era strappare l'omosessualità alla morale per portarla nel campo della medicina e della psichiatria, senza però preoccuparsi di modificare il giudizio morale della società, cosa che riuscirono in effetti a fare, nonostante le inutili e inascoltate proteste di Ulrichs.

"Tipo maschile" secondo lo "Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen", di Magnus Hirschfeld, 1903.


"Tipo uranista" (intermedio) secondo lo "Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen", di Magnus Hirschfeld, 1903.


"Tipo femminile" secondo lo "Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen", di Magnus Hirschfeld, 1903.

La tesi del "terzo sesso" fu accolta sotto il nome di "Sentimento sessuale contrario" (Konträre sexualempfindung) dai ricercatori tedeschi ottocenteschi, alla ricerca di una traduzione della definizione, l'italiano Arrigo Tamassia propose nel 1870 "inversione sessuale", che ebbe successo non solo in italiano ma anche in molte altre lingue (inglese "sexual inversion", francese "inversion sexuelle" etc.). Da questa definizione deriva la parola "invertito" per definire un omosessuale ma essa, partita come definizione scientifica ed eufemistica, è oggi diventata esclusivamente un insulto.

In base alla scienza ottocentesca si volle individuare la base del "terzo sesso" in una conformazione patologica del cervello, o del sistema nervoso. Il neurologo Richard von Krafft-Ebing, ipotizzò ad un certo punto che il maschio omosessuale possedesse un cervello e un sistema nervoso di tipo femminile, dato che a suo dire le donne possedevano un cervello "inferiore", più piccolo e meno sviluppato.

La tesi del "terzo sesso" fu combattuta fin dal suo nascere da altri militanti omosessuali, che avevano sulla loro identità di genere meno dubbi di quanti ne avesse Ulrichs. In particolare fu Karl-Maria Kertbeny a creare un altro concetto e un'altra definzione, quella di omosessualità, che se all'inizio fra gli scienziati ebbe meno successo di quella di Ulrichs, finì per prevalere, ed è quella che usiamo anche oggi.

Ciò non toglie che la tesi del "terzo sesso" continuò ad avere un certo successo anche come concetto utile alle lotte del movimento di liberazione omosessuale quando fu recuperata dal medico Magnus Hirschfeld, fondatore del primo vero movimento omosessuale, sotto forma del concetto di "Sexuelle zwischenstüfen", "condizione sessuale intermedia", che si appoggiava ai recentissimi studi sugli ormoni sessuali per individuare per l'omosessualità una causa ormonale, (cioè fisiologica, e quindi moralmente non punibile per legge, perché non dipendente dalla volontà del soggetto).

Prima del secondo conflitto mondiale divenne però evidente che gli ormoni sessuali determinano gli aspetti sessuali del corpo, ma non quelli della psiche e tanto meno l'orientamento sessuale, nonostante gli "esperimenti" compiuti dai medici nazisti nei lager su cavie umane omosessuali, che non ebbero alcun risultato.

Entro il 1945, la tesi del "terzo sesso" era ormai screditata fra gli studiosi, e fu quindi facilmente sostituita dalla spiegazione di tipo psicoanalitico delle cause dell'omosessualità.

Il termine è oggi rimasto nel linguaggio corrente solo come insulto omofobo.
Posted by sesso on September 28, 2006 at 07:50 AM | Add a Comment
flato vaginale (volgarmente: scoreggia vaginale) viene usata popolarmente - senza una particolare inflessione dispregiativa del termine - per indicare il fenomeno dell'emissione rumorosa di aria dalla vagina durante l'amplesso.

Tale nome è dovuto al fatto che il suono prodotto è simile a quello prodotto dalla flatulenza.
Tuttavia è importante notare che questa espressione non viene ritenuta da tutti corretta sotto il punto di vista della medicina, giacché le flatulenze sono - per definizione - emissioni di gas risultanti dalla fermentazione batterica che ha luogo durante la digestione nell'intestino, mentre nel flato si tratta di semplice aria mescolata con gas.

Durante l'attività sessuale, la penetrazione del sesso maschile in quello femminile favorisce l'influssione di aria nella vagina e quando tale aria viene espulsa si produce il caratteristico rumore.

In lingua francese e in lingua inglese esistono, per indicare il fenomeno, due termini che vengono usati senza particolari inflessioni volgari: pet vaginal e queef.
Posted by sesso on September 28, 2006 at 07:50 AM | Add a Comment
Sessismo
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Il sessismo è comunemente considerato una forma di discriminazione tra gli esseri umani basata sul sesso (inteso come genere). Il sessismo può trarre spunto o basarsi su:

* la presunta superiorità di un sesso rispetto all'altro.
* l'odio per le donne (misoginia) o per gli uomini (misandria).

Le idee sessiste costituiscono una specie di "essenzialismo", secondo cui gli individui possono essere compresi e giudicati in base a caratteristiche fisiche o del gruppo di appartenenza.

In tutte le società conosciute, maschile e femminile sono definiti prima di tutto come generi sociali ben distinti. Il genere biologico (maschio o femmina) raramente da solo definisce l'appartenenza ad un genere sociale (vedi sessualità).

In determinate culture, l'uomo sessista farà spesso l'elogio della donna (il romantico "eterno femminile") vista unicamente nel suo ruolo di madre e di sposa.

In quanto ideologia, alcune forme di sessismo (in certe religioni per esempio) legittimano la violenza degli uomini sulle donne, la discriminazione riguardo alla scelta degli studi e all'assunzione sul lavoro, le differenze di stipendio per un uguale lavoro, l’attribuzione del lavoro casalingo alle donne, ma anche l’affidamento dei figli di preferenza alle madri in caso di divorzio.

All'opposto, l'antisessismo è l'idea del rifiuto della discriminazione tra i sessi. L'antisessismo sostiene che esiste un diritto alle differenze individuali e si pone delle domande sulla costruzione sociale di ogni genere.

La discriminazione fondata sul sesso è illegale in moltissimi paesi, tuttavia molti hanno leggi che danno diritti o privilegi maggiori ad un genere piuttosto che ad un altro.
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Differenze naturali o culturali?

Quando influiscano gli ormoni e altri aspetti anatomico-fisiologici nelle caratteristiche e nei comportamenti dei due sessi è una questione dibattuta e politicizzata (http://en.wikipedia.org/wiki/Gender_role#Biologism): generalmente le femministe riportano ricerche che negano un'influenza, i maschilisti ricerche che la avvalorano. Non c'è una risposta scientifica univoca.

Si può discutere se uomini e donne debbano sottostare alle stesse leggi in tutti i casi o se occorra (e soprattutto in quali casi e come) operare questa distinzione. Se ci fossero delle forti differenze di comportamenti tra i sessi (in un certo ambito) dovute alla natura sarebbe giusto fare leggi che trattano ruoli e comportamenti dovuti al proprio sesso (in questo ambito) in modo diverso, se non ci fossero sarebbe ingiusto.

Generalmente le femministe dicono che le sole differenze tra i sessi sono culturali e che sono insegnate dalla nostra società, perché spesso leggi o comportamenti discriminatori verso le donne si basano sull'attribuzione di ruoli differenti ai due sessi nella società dovuti a differenze naturali. Il ruolo delle donne era infatti storicamente badare alla famiglia, mentre quello degli uomini si realizzava in società, al di fuori della famiglia. Questo era giustificato dal fatto che alcune persone sono convinte della "predisposizone naturale" delle donne ad accudire i figli e ad occuparsi della casa. Generalmente questo tipo di attitudine (quella di negare le differenze naturali) è quella più usata per discriminare gli uomini.

Al contrario alcuni maschilisti sostengono che ci sono forti differenze naturali. I sostenitori di questa posizione non negano le differenze individuali o culturali ma sostengono che tra i due gruppi ci sono delle tendenze medie (dovute alla natura) che differiscono di molto e di queste differenze bisogna tenere conto nella società.
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Le quote rosa

Un esempio che spiega molto bene queste dinamiche di discriminazione sono le quote rosa. Molti sforzi vengono fatti per imporre quote rosa perché, se non ci sono differenze naturali tra i due sessi, una bassa quantità di donne in un certo ambiente lavorativo è giustificata solo da una discriminazione sessuale precedente o da una cultura sessista contro le donne. Altri però sostengono che una differenza di attitudini (le donne sono meno interessate alla politica ed alla vita esterna alla famiglia in generale), forse con fondamenti naturali, spieghi lo statu quo e che quindi ogni interferenza per stabilire delle quote sia di tipo sessista.
Posted by sesso on September 28, 2006 at 07:49 AM | Add a Comment
Caratteri legati al sesso
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I caratteri legati al sesso sono caratteri ereditari (v. Genetica formale), regolati da geni presenti sui cromosomi sessuali, la cui trasmissione avviene con rapporti sostanzialmente diversi rispetto a quelli previsti in base ai modelli mendeliani.

In molte specie animali il sesso è determinato da un singolo cromosoma sessuale o eterocromosoma o da una coppia di questi cromosomi. Nella specie umana l'eterocromosoma Y determina la comparsa di caratteri sessuali maschili nell'individuo. Il cromosoma X non determina il sesso dell'individuo, ma deve essere presente in due copie nella femmina affinché sia fertile (v. Determinazione cromosomica del sesso).

Il cromosoma X contiene molti geni oltre a quelli indispensabili per lo sviluppo sessuale, mentre il coromosoma Y contiene solo geni indispensabili per il corretto sviluppo di un individuo maschile.

Dato il fatto che le femmine possiedono due copie del cromosoma X, mentre i maschi una sola, ne consegue che le femmine hanno sempre due copie dei geni contenuti sull'X, mentre i maschi una sola. Le femmine quindi possono essere omozigoti o eterozigoti per un carattere legato al sesso, mentre i maschi solo emizigozi.

La trasmissione tipica di un fenotipo recessivo legato al sesso prevede la presenza di femmine portatrici le quali hanno il 50% di probabilità che i loro figli maschi presentino i sintomi della malattia. In questo caso, infatti, per i maschi non esistono alleli dominanti o recessivi, essendo essi emizigoti ossia possedendo un solo gene per quel carattere. Inoltre l'unico X dei maschi è di origine materna. Una donna portatrice sana (eterozigote), quindi, avrà una probabilità 1/2 di generare un maschio ammalato mentre, se il marito è sano, le figlie femmine saranno al massimo portatrici come la madre. Se invece il padre è ammalato, tutte le figlie femmine saranno portatrici, mentre nessuno dei maschi sarà ammalato. Nel caso invece di un incrocio tra femmina portatrice e maschio malato (molto raro), le femmine saranno 50% portatrici e 50% malate (entrambi gli X portatrici del gene mutato) e i maschi saranno per il 50% melati (il padre non cede mai la propria X ai figli maschi).
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Esempi

L'emofilia A è una malattia ereditaria recessiva umana comportante una grave insufficienza nella coagulazione del sangue dovuta alla mancanza del fattore VIII, una proteina plasmatica. L'emofilia colpisce quasi esclusivamente i maschi: le poche donne affette hanno il padre emofilico. I maschi affetti hanno in genere parenti affetti dal lato materno.

La trasmissione dell'emofilia è spiegabile ammettendo che il gene per il fattore VIII si trovi sul cromosoma X (v. Determinazione cromosomica del sesso).

La stessa cosa avviene per una forma di daltonismo, un sistema di gruppi sanguigni e numerosi altri caratteri.

La regolazione dell'attività dei geni legati al sesso è regolata anche dall'effetto Lyon.
Posted by sesso on September 28, 2006 at 07:48 AM | Add a Comment
La posizione del 69, conosciuta anche attraverso il suo nome francese soixante-neuf, è una posizione sessuale che permette di praticare sesso orale stimolando contemporaneamente i genitali di entrambi i partner (i quali assumono così una posizione che ricorda il numero 69, da cui il nome).

Solitamente, entrambi gli individui stanno sdraiati, l'uno sopra all'altro, posizionando ciascuno la testa presso i genitali dell’altro. In tal modo, i genitali di entrambi vengono stimolati oralmente nello stesso momento.

La posizione del 69 è conosciuta nel Kamasutra come "Congresso del corvo", per il fatto che "ciascuno dei due partner riceve con essa qualcosa di impuro nella bocca".
Posted by sesso on September 28, 2006 at 07:48 AM | Add a Comment
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